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Gastrite iperemica: quali sono i sintomi e le possibili cure

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La gastrite iperemica è un’infiammazione cui è soggetta la mucosa gastrica. Considerata come una vera e propria patologia, la gastrite iperemica può manifestarsi in lieve o grave entità. Molte sono le cause che possono generare quest’arrossamento della mucosa e conoscerle può essere determinate nel prevenire l’insorgere della patologia. Scopriamo, dunque, le cause più comuni che provocano la gastrite iperemica, i sintomi che si manifestano e le cure che si possono seguire.

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Le cause più comuni della gastrite iperemica

Le cause più comuni che provocano la gastrite iperemica sono:

  • stress
  • cattive abitudini alimentari

Lo stress, in particolare, favorisce l’aumento dei sintomi della gastrite iperemica e anche la comparsa del reflusso gastroesofageo, dando origine ai fastidiosi e insopportabili bruciori di stomaco.

I sintomi della gastrite iperemica

I sintomi della gastrite iperemica sono:

  • iperacidità
  • bruciore gastrico
  • nausea
  • vomito
  • gonfiore
  • cattiva digestione

Anche se nei casi più lievi si può curare con i farmaci, per prevenire l’arrossamento della mucosa è indispensabile adottare un’alimentazione corretta.

Adottare un regime alimentare corretto, infatti, è considerato la migliore soluzione per risolvere tutti i malesseri della gastrite iperemica. Grazie ad una dieta corretta ed equilibrata, inoltre, non sarà necessario ricorrere ai farmaci che, agiscono sull’arrossamento apportando lievi miglioramenti, ma non contribuiscono nel farlo scomparire definitivamente.

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Come curare la gastrite iperemica

Il primo passo per curare questa patologia è, dunque, seguire una dieta corretta e sana, eliminando specifici alimenti quali:

  • cibi senza spezie piccanti
  • fritture
  • bevande con alcol
  • alimenti ad elevato contenuto di acidi come, ad esempio, agrumi, succhi di limone e di arancia, succhi di pomodoro e di mirtillo rosso

Gli alimenti consigliati contro la gastrite iperemica sono, invece:

  • verdure: carote, piselli, fagioli, cavolo;
  • frutta: banane ed uva
  • cereali: pane di farina bianca e il pane integrale

Tra i latticini consigliati vi sono i formaggi come quello di soia e la feta, ma anche pesce e carni bianche sono ottimi, a patto di non consumarli fritti. Indicato inoltre nell’alimentazione è l’olio evo, da mettere a crudo sui cibi.

Infine, chi soffre di gastrite iperemica deve fare molta attenzione alle porzioni: quantità troppo abbondanti affaticano lo stomaco e lo mettono sotto sforzo, aggravando l’infiammazione.

E’ preferibile, pertanto, mangiare poco e spesso, masticando bene così da non ingoiare pezzi di cibo interi.

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Cos’è la gastrite iperemica antrale

La gastrite iperemica antrale è una forma di gastrite di tipo cronico ed ereditario che colpisce l’antro.

La patologia si manifesta come un’infiammazione alla mucosa e colpisce soggetti geneticamente predisposti.

E’ causata dallo stress ed incide in maniera particolare sulle cellule ossintiche, ovvero, le cellule che producono gli acidi gastrici fondamentali per digerire e assorbono le sostanze importanti dai cibi come, ad esempio, la vitamina B12, la cui carenza può causare anemia nel soggetto affetto da questo disturbo.

La gastrite antrale si cura con gli antibiotici, ma è indispensabile seguire un regime alimentare adeguato ed eliminare i cibi che provocano ed accentuano l’infiammazione.

Quali pesci mangiare in gravidanza?

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Mangiare il pesce in gravidanza non è certo proibito: anzi, un apporto appropriato di questo alimento è necessario per integrare le sostanze nutrizionali di cui la futura mamma ha bisogno. Il suggerimento è quello di mangiare pesce non meno di due o tre volte alla gravidanza, non superando i 450 grammi. Sarebbe meglio, inoltre, evitare i pesci di importazione e privilegiare quelli italiani: il clima del mar Mediterraneo, infatti, favorisce l’evaporazione di molti componenti inquinanti, i quali – di conseguenza – finiscono per lasciare nei pesci meno tracce.

Pesci in gravidanza: quali evitare

Conoscere quali pesci mangiare in gravidanza significa anche sapere quali sono quelli che dovrebbero essere evitati: è il caso 

  • tonno fresco
  • pangasio
  • pesce spada

Tutti questi pesci hanno dimensioni importanti e tendono a vivere per lungo tempo: questo vuol dire che mangiano una maggiore quantità di pesce rispetto ad altre specie, e dunque nelle loro carni si deposita una dose superiore di metilmercurio e di altre sostanze inquinanti.

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Quali pesci mangiare in gravidanza

Per quanto riguarda i pesci in gravidanza consigliati, vale la pena di menzionare in primo luogo il pesce azzurro, che vanta un elevato contenuto di proprietà organolettiche, dalla vitamina PP al magnesio, dal fosforo al potassio. Non solo: nel pesce azzurro sono presenti acidi grassi omega 3 e proteine che contribuiscono a rispettare il fabbisogno quotidiano di macronutrienti. Il magnesio e il potassio, invece, sono due minerali molto importanti perché rendono più agevole il parto e perché contrastano l’affaticamento della madre, in modo particolare nel corso degli ultimi tre mesi. Le capacità intellettive del feto, invece, possono essere favorite dall’acido folico e dagli omega 3, che sono sì grassi ma con un effetto benefico. Essi contribuiscono a contrastare la depressione e la dislessia e promuovono la concentrazione, sia nel neonato che nella madre dopo il parto. In mancanza di tali sostanze, il bambino può essere più esposto al rischio di schizofrenia, di disturbo bipolare o di asma. 

Perché mangiare le alici

Chi vuole scoprire quali pesci mangiare in gravidanza non può fare a meno delle alici, che sono ricche di fosforo, di selenio e di zinco. Simili alle sarde, che però sono più grasse, le alici assicurano un apporto di proteine piuttosto elevato, a fronte di un contenuto di colesterolo ridotto. In esse è presente il ferro, che evita l’insorgenza dell’anemia nel neonato ed è utile anche per la donna che si prepara al parto e che deve rinforzare il proprio organismo. Nelle alici è apprezzabile, poi, il contenuto di iodio, che è prezioso per il corretto funzionamento delle ghiandole e per l’equilibrio endocrinologico, tanto per la mamma quanto per il bambino. E non è tutto, perché tali pesci comprendono anche il fosforo, il selenio e lo zinco, che proteggono il sistema cardiovascolare e hanno un ruolo primario nello sviluppo del sistema nervoso: insomma, riducono la predisposizione a ictus, infarti e patologie neurologiche. 

Pesce in gravidanza: sì a trota e orata

La trota contiene omega 3 (specialmente nel caso della trota salmonata), i quali sono importanti per ridurre la pressione arteriosa: un aspetto da non sottovalutare, visto che nel corso della gravidanza i valori della pressione del sangue tendono ad aumentare. Povera di sodio, a differenza del pesce di mare, la trota è allevata e quindi non contaminata dal mercurio; volendo è possibile trovare sul mercato anche quelle certificate di produzione biologica. L’orata, a sua volta, è magra ma ricca di acidi grassi omega 3: in questo caso il pesce di mare è da preferire rispetto a quello di allevamento. Da non dimenticare, infine, il salmone, che protegge il cuore e le ossa del neonato, rendendole più sane e forti. 

Usare gli spazzolini elettrici in sicurezza: i consigli

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Gli spazzolini elettrici stanno diventando sempre più diffusi e probabilmente entro pochi decenni soppianteranno gli spazzolini manuali. Indubbiamente gli spazzolini elettrici garantiscono una pulizia più accurata ed approfondita poiché fanno tutto in automatico e non richiedono alcuno sforzo fisico all’utilizzatore, tuttavia bisogna capire come lavarsi i denti con lo spazzolino elettrico per un utilizzo adeguato.

Nei paragrafi successivi analizziamo le tipologie di spazzolini elettrici, i movimenti giusti da effettuare per una corretta igiene orale, il tempo indicato di spazzolamento e gli eventuali accessori che possono migliorare le performance.

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Spazzolini a pila e spazzolini a batteria: come funzionano?

A seconda dell’alimentazione si possono individuare due tipologie di spazzolini:

  • a pila;
  • a batteria.

Gli spazzolini a pila utilizzano delle apposite pile che vanno sostituite periodicamente e quindi richiedono un esborso maggiore. Inoltre presentano poche funzionalità ed hanno il manico piuttosto ingombrante.

Gli spazzolini a batteria sono più gettonati sul mercato, si caricano su un’apposita base ed offrono agli utilizzatori diverse funzionalità a seconda delle varie esigenze. Anche questi spazzolini hanno dei “contro” poiché richiedono un maggior consumo di energia ed il costo delle testine, da sostituire circa ogni 3 mesi, è piuttosto rilevante.

Quali sono i movimenti giusti da effettuare?

Durante lo spazzolamento dei denti bisogna concentrarsi fondamentalmente su tre zone:

  • la superficie esterna;
  • la superficie interna;
  • la superficie masticatoria.

La superficie esterna rappresenta la zona esterna dei denti che devono essere spazzolati singolarmente con la testina. Durante il passaggio tra gli spazi interdentali bisogna inclinare leggermente la testina per garantire una pulizia approfondita anche in quelle zone più complicate da raggiungere dove possono annidarsi residui di cibi o batteri.

Lo spazzolamento della zona interna del dente è la più complicata da raggiungere, inoltre bisogna considerare che quest’area viene generalmente trascurata poiché non risulta visibile e quindi è più difficile individuare tracce di sporco. In questa fase è opportuno soffermarsi sugli incisivi inferiori dove si forma con più facilità il tartaro.

La superficie masticatoria infine rappresenta la parte dei denti utilizzata per masticare e risulta piuttosto facile da pulire. Bisogna prestare particolare attenzione ai molari posteriori e, se l’operazione dovesse risultare difficoltosa, è consigliabile utilizzare testine più piccole.

I diversi movimenti della testina

In base alle proprie abitudini è possibile scegliere la testina in base a tre tipologie di movimento:

  • rotante oppure oscillante;
  • pulsante;
  • sonico.

Lo spazzolino rotante oppure oscillante simula il classico movimento rotatorio dello spazzolamento manuale. Lo spazzolino rotante gira sempre nello stesso verso, mentre quello oscillante cambia senso di rotazione. La maggior parte degli spazzolini elettrici bambini sono rotanti oppure oscillanti in quanto risultano facili da usare.

Lo spazzolino pulsante svolge le stesse azioni di quello rotante od oscillante, con l’aggiunta di un movimento avanti e dietro della testina che favorisce la rimozione della placca.

Infine lo spazzolino sonico emette delle vibrazioni durante il funzionamento per rimuovere la placca più velocemente ed efficacemente.

Gli accessori degli spazzolini elettrici

migliori spazzolini elettrici generalmente sono dotati di un manico antiscivolo che consente di maneggiare il dispositivo anche con le mani bagnate ed un timer che con una vibrazione o un bip segnala la fine dei 2 minuti, il tempo minimo indicato per una corretta pulizia orale.

I modelli particolarmente avanzati sono inoltre muniti di:

  • un timer di 30 secondi che indica quando cambiare quadrante della bocca;
  • un sensore di pressione che indica quando si sta usando una forza eccessiva sui denti;
  • anelli colorati che consentono di identificare le testine se lo spazzolino è condiviso.

“Fonte: pagina dei migliori spazzolini elettrici di La Salute In Bocca”

Le protesi mini invasive

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Circa il 30% degli italiani soffre di problemi all’articolazione dell’anca e del ginocchio. Sino a pochi anni fa l’installazione di una protesi era una soluzione indicata solo per le persone con una età maggiore ai 60 anni. La ragione di queste scelte era dovuta alla tecnologia dei materiali utilizzate pe le protesi che garantivano una vita non superiore ai 10 anni. L’esigenza di dare a una fascia di popolazione giovane con problemi all’anca o al ginocchio la possibilità di riacquistare una completa riabilitazione motoria ha impegnato i ricercatori a incontrare una soluzione per quanto riguarda i materiali e le tecniche con le quali impiantarla che garantisse una durata di vita della protesi di almeno 20 anni. Dopo un ventennio di sperimentazioni a riguardo e altrettanto tempo di applicazioni su pazienti, i dati statistici dimostrano che si è arrivati a una sintesi tecnica capace di intervenire in maniera precisa e circoscritta sula parte della articolazione danneggiata e con protesi mimi invasive la cui durata super nel 90% dei casi il 20 anni di vita.

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I primi tentativi di protesi mini invasive risalgono alla fine degli anni ’50. tecniche e materiali, come l’acciaio inossidabile e il polietilene, creavano non pochi problemi, sia durante la fase di installazione, estremamente invasiva, che post operativa con forti dolori e tempi di riabilitazione molto lunghi. Oggi i materiali usati sono tutti biocompatibili e non prevedono l’uso di viti chirurgiche con tempi di esecuzione dell’installazione e di riabilitazione molto ridotti rispetto agli interventi tradizionali. Questo sia per quanto riguarda gli interventi all’anca che al ginocchio. I tasso di successo delle operazioni attualmente è superiore al 90% con una riabilitazione completa dell’articolazione e la possibilità del paziente del ritorno alle attività della vita quotidiana, compresa una moderata attività sportiva, del 100%. 

Protesi mini invasive: cause cliniche e applicazioni

Le cause cliniche per le quali è necessaria l’installazione di una protesi mini invasiva sono da imputarsi principalmente a casi estremamente gravi di artrite. Patologia che con il cambi delle abitudini alimentari e stile di vita colpisce sempre più persone in età anche molto giovane. Le articolazioni maggiormente colpite dall’usura dovuta dalla complicazione dell’artrosi sono quella dell’anca e quella del ginocchio. Chiaramente tutte le articolazioni sono interessate dalla patologia, ma nel caso dell’anca e del ginocchio sono i casi in cui il paziente soffre maggiormente per il dolore e la limitata mobilità dell’articolazione. La tecnica chirurgica e la tecnologia dei materiali in ogni caso si è interessata a interventi su tutte le articolazioni colpite da artrosi, con particolare attenzione all’articolazione del gomito, delle spalla e delle vertebre. 

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Vantaggi delle protesi mini invasive

I vantaggi di una protesi mini invasiva sono molteplici e riguardano non solo le semplificazioni dal punto di vista tecnico chirurgico, ma anche e sopratutto, la riabilitazione del paziente al quale viene restituita la completa mobilità dell’articolazione e la possibilità di ripristinare le sue abitudini quotidiane in due, tre settimane dall’intervento. 

Dal punto di vista chirurgico, l’operazione non intessa più i legamenti crociati del ginocchio e tanto meno lo scollamento dei muscoli per permettere l’installazione della protesi come invece avveniva in un passato anche piuttosto recente. Attualmente l’operazione viene eseguita in una ora circa e nella maggior parte dei casi in artroscopia; quindi senza lasciare sulla pelle del paziente quelle tragiche cicatrici da intervento chirurgico invasivo e diciamolo, doloroso, che tutti abbiamo nel nostro immaginario collettivo che molti conservano nella memoria e sulla proprio pelle. Inoltre si interviene solo sulla parte dell’articolazione interessata dalla patologia o dalla lesione avvenuta per altre cause, quindi si preserva la parte sana dell’articolazione. Un’altro aspetto importante, sempre dal punto di vista tecnico chirurgico è il fatto che non è necessario operare con la tecnica del laccio emostatico, ossia, chiedere alla base della gamba el caso di intervento al ginocchio, la circolazione del sangue per impedire una eccessiva emorragia durante l’operazione evitando così che l’arto vada in ischemia e si previene quindi il problema della rottura dei capillari chiaramente visibili dopo l’operazione sulla pelle del paziente.

Ovviamente pero’ un ortopedico potra’ rispondere a tutte le vostre domande dal punto di vista clinico e tecnico. Quindi rivolgetevi ad uno specialista.

Psorifix crema: recensione e opinioni

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La psoriasi è una patologia della pelle non contagiosa e non infettiva che coinvolge gli strati cutanei e si manifesta con rossori e chiazze sparse per tutto il corpo sovrapposti a squame di colore biancastro provocate da un anormale ispessimento dello strato corneo. La malattia può avere origini genetiche ed in questo caso viene trasmessa in maniera ereditaria, oppure origini ambientali e quindi derivare da fattori emotivi, infettivi, fisici o farmaci. Uno stile di vita non corretto caratterizzato da fumo, alcol, obesità, stress ed alimentazione squilibrata può favorire la comparsa della psoriasi. Quando la patologia coinvolge anche le articolazioni si parla di artrite psoriaca. Uno dei migliori rimedi contro la psoriasi è Psorifix, una particolare crema che sfrutta i principi attivi di elementi naturali.

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Psorifix: cos’è e come funziona

Psorifix crema è uno dei migliori prodotti sul mercato in virtù dei suoi effetti positivi che si manifestano nel giro di poco tempo. Dopo l’applicazione della crema viene alleviata la sintomatologia entro 4 settimane con una riduzione del prurito e dell’infiammazione. Psorifix funziona efficacemente anche nel rendere la pelle più morbida e liscia eliminando le cellule morte e garantendo un notevole miglioramento anche a livello estetico. La crema regola la microcircolazione sanguigna restituendo alla pelle un aspetto più fresco ed elastico.

Gli ingredienti di Psorifix

Psorifix è un prodotto assolutamente naturale che è stato testato più volte in laboratorio, quindi può essere utilizzato da tutti i pazienti senza pericoli di effetti collaterali o controindicazioni. La crema è composta dai seguenti ingredienti naturali: estratto di salice, olio di ginepro, celidonia maggiore, olio di pianta da tè ed estratto di betulla.

L’estratto di salice ha un effetto disintossicante che allevia prurito ed infiammazione per una pelle rinfrescata; l’olio di ginepro svolge un’importante azione antisettica sulla cute; la celidonia maggiore contiene dei principi antibatterici che riducono il diffondersi della patologia fino ad estinguerla; l’olio di pianta da tè svolge un’azione antimicrobica; l’estratto di betulla contiene importanti proprietà antinfiammatorie.

L’azione combinata di questi 5 ingredienti rende soffice la pelle squamosa eliminando le cellule morte, normalizza la microcircolazione sanguigna fornendo alla pelle il giusto quantitativo di minerali e vitamine e disinfetta la pelle grazie agli ioni attivi d’argento che circoscrivono la malattia.

Le opinioni di chi l’ha provato

Sul web sono presenti su Psorifix recensioni positive che confermano la bontà e l’efficacia di questo prodotto. Il successo della crema antipsoriasi è da ricercare innanzitutto nella sua efficacia poiché tutti i pazienti che l’hanno provata per la prima volta sono diventati clienti fidelizzati. Secondo gli studi ed i dati forniti dall’azienda produttrice di Psorifix la psoriasi è stata curata con successo nel 95%. Altro fattore importante è l’effetto quasi immediato della crema che inizia a dare risultati già dopo un mese dalle prime applicazioni. Altro punto a favore del prodotto è il prezzo decisamente competitivo ed accessibile per tutte le tasche. Di seguito alcune opinioni di chi ha provato il prodotto.

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Anna, una mamma 40enne di Firenze, spiega che un paio d’anni fa iniziò a ravvisare un forte prurito alla schiena accompagnato da macchie rosse e squamose. Il dermatologo le diagnosticò la psoriasi e da allora per lei iniziò un piccolo calvario poiché tutte le creme e le cure risultarono inutili. Un giorno un’amica le consigliò Psorifix e nel giro di 2 mesi ha detto addio a pruriti e pelle squamosa.

Gianna, modella 25enne di Napoli, sviluppò la psoriasi circa un anno fa con macchie sul collo, sul viso e sulla pancia. Questa malattia ebbe ripercussioni molto negative non solo sulla salute ma anche sul lavoro poiché per la sua professione deve avere un corpo impeccabile. Conobbe Psorifix cercando soluzioni su Internet e decise di provarlo anche se era molto scettica. Dopo poche settimane di applicazione i suoi dubbi furono fugati e poté ritornare a svolgere il suo lavoro senza più fastidi né pruriti.

Dove comprare Psorifix

Psorifix: dove si compra? L’azienda produttrice ha deciso di commercializzare il prodotto unicamente sul sito ufficiale per evitare truffe e contraffazioni che purtroppo nel settore farmaceutico sono molto frequenti. Non è possibile quindi acquistare Psorifix crema in farmacia, ma bisogna compilare un apposito modulo inserendo tutti i dati personali che verranno usati esclusivamente per la spedizione. Dopo aver inviato la richiesta la crema verrà spedita direttamente a casa tramite corriere espresso nel giro di 2-3 giorni lavorativi.

Il tiralatte uno strumento indispensabile per le neomamme

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Per la maggior parte delle mamme il tiralatte è uno strumento di fondamentale importanza, dal momento che consente di sopperire alle difficoltà che si possono incontrare quando è necessario estrarre il latte in modo autonomo. Che si usi un tiralatte elettrico o un modello di altro genere, questo prodotto si dimostra prezioso in numerose circostanze: per esempio quando il bebè ancora non succhia abbastanza, magari perché pesa poco, oppure in situazioni di ingorgo mammario che determinano dolore e tensione nella zona del seno. A volte, poi, può accadere che la mamma sia costretta a rimanere lontana dal neonato, magari per motivi di lavoro o per ragioni mediche: in tutte queste situazioni non si può far altro che affidarsi a un tiralatte.

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Perchè è uno strumento fondamentale?

L’ausilio di questo strumento è fondamentale quando il latte deve essere spremuto per un periodo lungo o in tutti i casi in cui la mamma incontra delle difficoltà nello spremere il latte usando solo le mani. I prodotti migliori sono quelli che garantiscono il massimo dell’efficacia senza causare dolore e consentendo di svolgere operazioni rapide. Un tiralatte elettrico richiede l’impiego di un compressore elettrico, che può anche essere affittato in farmacia, mentre quelli in gomma a pompetta tendono a contaminarsi con una certa facilità. Una valida alternativa può essere individuata nel tiralatte a siringa, che permette di alleviare l’ingorgo.

Per usare in modo corretto il tiralatte è essenziale, prima di tutto, lavarsi con cura le mani con l’acqua e il sapone. Dopo essersi assicurate di aver tenuto il seno caldo, magari con una doccia o con degli impacchi, ci si può sedere e iniziare a tirare, cominciando con un’intensità minima che poi aumenterà sempre di più. Non bisogna essere impazienti, perché occorre aspettare prima che sia sufficiente il flusso del latte: è importante provare a rilassarsi il più possibile, evitando di incrementare la pressione del tiralatte poiché tale azione avrebbe il solo effetto di causare dolore.

Come aumentare la produzione?

La quantità del latte è suscettibile di variazioni, mentre la produzione può essere aumentata con pompaggi ripetuti che permettono di svuotare il seno in modo completo. Quando il neonato non si attacca al seno, il latte dovrebbe essere tirato non meno di 6 volte al giorno, in modo che si possa giungere a una quantità di 700 cc quotidiani. La mattina rappresenta il momento ideale, subito dopo che ci si è svegliate, ma il latte può essere tirato anche a un paio di ore di distanza dall’ultima suzione o quando il seno non è stato ancora svuotato del tutto dal bambino.

Ovviamente è molto importante pulire il tiralatte, che deve essere anche sterilizzato una volta al giorno. Le varie parti che entrano in contatto con il latte e con il seno, infatti, vanno lavate e ben risciacquate, dopo che sono state smontate, e quindi messi a bollire in acqua in una pentola capiente per almeno 3 minuti. Per i tubi questa operazione non è necessaria, dato che essi non sono a contatto con il latte, ma ovviamente anche loro vanno sterilizzati nel caso in cui siano macchiati con il latte.

Funzionamento dei cerotti Detox

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I cerotti detox derivano da un rimedio naturale antico di provenienza giapponese grazie a cui il corpo può essere liberato dalle tossine che si sono accumulate nel tempo. Questa soluzione, quindi, ha lo scopo di depurare l’organismo: i cerotti, di dimensioni abbastanza significative, devono essere posizionati sotto la pianta del piede e vanno tenuti applicati per una notte intera; al mattino, poi, possono essere rimossi. 

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Meccanismo di funzionamento

Ma qual è il meccanismo di funzionamento dei cerotti detox? Al centro essi sono caratterizzati dalla presenza di una sacchetta di modeste dimensioni, al cui interno sono contenuti vari ingredienti naturali, tra i quali l’aceto di bambù e alcune erbe medicinali: proprio questi ingredienti avrebbero la capacità di assorbire le tossine, almeno secondo ciò che indica la medicina orientale. Alcuni cerotti detox contengono, invece, il sale dell’Himalaya, che si ritiene possa vantare preziose proprietà osmotiche e riequilibranti: è questo il motivo per il quale contribuisce allo smaltimento delle tossine che si sono depositate all’interno dell’intestino, nel sistema circolatorio e nei reni.

Altri cerotti detox includono l’essenza di bambù, che permette di detossinare e, a sua volta, ha caratteristiche osmotiche. Le varie formulazioni possono essere molto diverse, con ingredienti che spaziano dalla fibra vegetale all’aceto di legno, dalla vitamina C alla polvere di Anione, dal minerale di tormaline agli ioni negativi. Sono tutti ingredienti che, lavorando in sinergia gli uni con gli altri, procurano un benessere istantaneo, sia perché favoriscono la distensione dei muscoli, sia perché garantiscono un effetto diuretico. Inoltre, riducono la sensazione di fatica e alleviano le tensioni nervose, così da assicurare una qualità del sonno migliore. 

Il colore dei cerotti cambia a seconda delle tossine

Indossati alla sera, i cerotti al mattino hanno un colore diverso: la differenza può risultare più o meno accentuata a seconda della quantità di tossine che il corpo ha rilasciato nel corso della notte. Ovviamente, più è scuro il colore e maggiore è la quantità di tossine che sono state accumulate. Come è facile intuire, se si prende l’abitudine di usare i cerotti detox in maniera ripetuta nel corso del tempo, con il passare dei giorni si avrà a che fare con sempre meno tossine, e quindi con cerotti più chiari. Questi cerotti possono essere impiegati anche da chi è abituato a fumare e sono raccomandati per gli sportivi, dal momento che non influenzano in alcun modo le prestazioni né l’attività fisica. 

Applicazione

Prima di applicare i cerotti è necessario lavare i piedi con cura e asciugarli con altrettanta attenzione, in modo da essere certi che restino ben aderenti alla pelle. Una volta tolta la pellicola protettiva, si può procedere con l’applicazione: da quel momento inizia la purificazione, che è del tutto naturale. Al mattino, ci si risveglierà ben riposati e, soprattutto, pieni di energia, beneficiando di una gradevole sensazione di leggerezza. In commercio si possono trovare vari marchi di cerotti detox. In genere le confezioni includono dieci cerotti, che quindi possono venire impiegati per cinque notti. Questi prodotti plantari contribuiscono, tra l’altro, a riequilibrare i ritmi del sonno: come noto, la qualità del riposo notturno è fortemente condizionata dall’affaticamento costante e dalle tensioni dei muscoli. 

Alcune informazioni prese da www.soluzione.online

Cristalloterapia: cos’è e come scegliere la pietra giusta per il benessere

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La cristalloterapia è una particolare terapia utilizzata sin dai tempi antichi per curare alcune patologie fisiche ed anche mentali. Si ritiene infatti che molte malattie siano prevalentemente di natura somatica e quindi riconducibili ad uno stato confusionale della mente piuttosto che a qualche reale problematica fisica. Con la cristalloterapia vengono utilizzati cristalli e pietre con l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio psico-fisico sfruttando le loro peculiari caratteristiche.

I cristalli e le pietre dure sono formati da materiali ed elementi antichissimi della terra capaci di sprigionare una particolare energia e di generare un effetto benefico su tutto il corpo. Cristalloterapia e benessere rappresentano ormai un binomio inscindibile soprattutto in India e nei paesi orientali, ma questa particolare terapia sta prendendo piede anche in Italia ed in generale in Europa.

Cristalloterapia: principi fondamentali

Secondo i principi della cristalloterapia ogni materia è pervasa da una forte energia e lo stesso corpo umano è fatto di energia. Non tutte le energie sono positive però e quindi l’organismo umano potrebbe essere “invaso” da energie negative che generano patologie di natura mentale che poi si trasformano in fisiche.

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Le pietre ed i cristalli, in virtù della loro energia estrapolata dalla terra nel corso di migliaia di anni, emanano delle vibrazioni particolari che infondono energia positiva ristabilendo l’equilibrio psico-fisico compromesso da elementi esterni.

In base alla filosofia orientale ogni corpo ha dei centri energetici, chiamati “chakra”, e dei “nadi” che rappresentano i canali in cui fluisce l’energia per raggiungere i vari organi. La cristalloterapia riequilibra il campo energetico che interagisce con l’ambiente circostante ed elimina i flussi energetici negativi infondendo una nuova energia al corpo.

Come utilizzare i cristalli

I cristalli hanno una maggiore efficacia se sono a contatto direttamente con l’organismo e quindi possono essere indossati come collane, bracciali oppure orecchini. In alternativa possono essere posizionati in luoghi strategici della casa, come nella camera da letto o in salone, per proiettare energia positiva nell’ambiente.

I cristalli per garantire un effetto duraturo e prolungato devono essere puliti così da ricaricarsi di energia. L’acqua è un ottimo sistema per pulire i cristalli e soprattutto quella marina li rende più lucenti e performanti. La terra dei vasi di fiori è un ottimo posto dove ricaricare i cristalli poiché vengono assorbiti tutti gli elementi nutritivi. I cristalli destinati all’uso negli ambienti vanno ricaricati e puliti ogni due mesi, mentre quelli da indossare vanno ricaricati e puliti ogni 2-3 giorni anche sotto la luce del sole o della luna.

Gli effetti benefici di alcuni cristalli

Ogni cristallo ha una sua particolare caratteristica in base alla quale fornisce un ottimo rimedio contro patologie di natura fisica e mentale.

Lo smeraldo in virtù del suo colore verde infonde una grande energia e dona armonia e pace interiore alla persona che lo indossa o all’ambiente in cui è stato collocato. I lapislazzuli sono pietre dalla forte spiritualità e sono in grado di migliorare notevolmente le capacità comunicative e la creatività. Il quarzo rosa è conosciuto anche come la pietra dell’amore ed aiuta a cicatrizzare ferite dell’anima ancora aperte ed infonde maggiore fiducia in se stessi. L’ametista ed in generale tutti i cristalli viola combattono stanchezza mentale, stress e disturbi del sonno. I cristalli rossi, come la tormalina ed il rubino, migliorano la circolazione e contrastano la debolezza fisica e mentale.

Mozzarelle in gravidanza: si possono mangiare?

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Per le donne in dolce attesa, sapere quali alimenti possono essere mangiati in gravidanza e quali, invece, devono essere evitati consente di nutrirsi con tranquillità seguendo una dieta salubre anche per il feto. Sono molti, per esempio, i dubbi che coinvolgono le mozzarelle in gravidanza, soprattutto perché si tratta di un formaggio fresco che non viene sottoposto ad alcun trattamento particolare per la sua conservazione.

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L’importanza del latte pastorizzato

La mozzarella in gravidanza può essere mangiata senza problemi unicamente nel caso in cui sia stata realizzata con latte pastorizzato. Come noto, grazie alla pastorizzazione possono essere eliminati i batteri contenuti nei latticini, o – per essere più precisi – nel latte che poi sarà utilizzato per la produzione dei latticini. Il processo di pastorizzazione prevede un innalzamento della temperatura per alcuni secondi, e grazie ad esso vengono rimossi gli eventuali patogeni presenti. Non ci sono differenze tra le mozzarelle di latte vaccino, le mozzarelle di latte di capra e le mozzarelle di bufala in gravidanza: in tutti e tre i casi non si può prescindere dalla pastorizzazione.

Il latte crudo, se non viene sottoposto a specifici trattamenti di sanificazione di carattere termico, si caratterizza per alcuni rischi di contaminazione. Se è vero che tali rischi sono ridotti, visto che i produttori sono tenuti ad adottare degli accorgimenti igienici ad hoc e sono sottoposti a controlli frequenti, è altrettanto vero che non si possono considerare nulli. Dal punto di vista nutrizionale, il latte pastorizzato è migliore rispetto a quello bollito, in quanto mantiene una quantità più elevata di vitamine, e lo stesso vale sul piano organolettico.

La pastorizzazione

La pastorizzazione consiste in un processo di risanamento termico che permette di ridurre al minimo i pericoli che sono correlati alla presenza di lieviti, di funghi o di batteri in forma vegetativa: sono tutti microrganismi patogeni sensibili al calore. La pastorizzazione viene considerata bassa se la temperatura non supera i 65 gradi o alta se è compresa tra i 75 e gli 85 gradi. Nel caso in cui duri al massimo 20 secondi si parla di pastorizzazione HTST, acronimo di High Temperature Short Time. Quando fa la spesa, dunque, una donna incinta dovrebbe sempre assicurarsi di comprare formaggi e latticini – tra cui la mozzarella, appunto – che siano preparati solo con latte pastorizzato.

Per altro, a livello di gusto non si ravvisano particolari differenze tra le mozzarelle di latte non pastorizzato e quelle di latte pastorizzato. Le temperature di pastorizzazione, che oscillano tra i 70 e i 75 gradi, non permettono la formazione dei composti solforati che si ritrovano nel latte bollito o nel latte UHT, cioè quello a lunga conservazione. Ovviamente tutte le mozzarelle del supermercato provengono da latte pastorizzato: le eventuali accortezze che è necessario adottare, quindi, riguardano le circostanze in cui si fanno acquisti in fattoria o in agriturismo. Insomma, direttamente dal contadino.

Si la mozzarella in gravidanza può essere mangiata

La mozzarella, dunque, rientra nel novero dei formaggi che possono essere consumati in gravidanza, a differenza del gorgonzola e di tutti i suoi omologhi erborinati.

Quindi è consigliato a tutte le donne godersi un bel momento magari con una bella mozzarella fiordilatte.

Formaggi da evitare

Da evitare sono anche l’emmenthal, il groviera e i formaggi simili, che si preparano con il latte crudo e, quindi, non pastorizzato. Insomma, le donne che aspettano un bebè non hanno nulla da temere se decidono di gustare un’ottima caprese con pomodoro e mozzarella, ma anche una pizza, un’insalata di pasta, un sandwich o qualsiasi altro piatto che contenga questo alimento.

Lo stracchino in gravidanza si può mangiare?

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Tutte le donne in gravidanza vivono la gestazione come uno dei momenti più intensi della loro vita. Di solito, dopo l’emozione iniziale, è necessario rivolgersi al proprio ginecologo per programmare le analisi e le visite future.

Sarà quindi il medico a fornire le linee guida per una corretta alimentazione, dando alla gestante una lista di alimenti vietati e di altri sconsigliati per preservare la piccola vita che si sta formando nel suo grembo.

Il cibo in gravidanza è davvero molto importante perché può essere un pericoloso canale di trasmissione di batteri al feto, per questo non tutti gli alimenti sono indicati, tra questi senz’altro molluschi e prosciutto crudo sono in cima alla lista di quelli vietati ma anche alcuni tipi di formaggi compaiono nella lista nera.

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Lo stracchino

Lo stracchino è un gustoso formaggio a pasta molle caratterizzato da una breve stagionatura.  Ne esistono molte varietà tra cui lo stracchino di bufala e la crescenza. Questo formaggio è prodotto sia con latte pastorizzato sia a crudo.

Quando lo stracchino è prodotto da latte a crudo può diventare terreno fertile per il batterio Listeria monocytogenes che può causare la listeriosi. Per eliminare il batterio occorre necessariamente pastorizzare il latte a 85 gradi per la durata di 20 secondi.

La listeriosi. Cos’è?

L’infezione da Listeria è trasmissibile tramite cibi crudi, carni parzialmente cotte e prodotti caseari preparati da latte non pastorizzato. La listeriosi può manifestarsi in due varianti: una leggera, l’altra più grave.

  • La listeriosi comune si presenta con dolori addominali e diarrea a poche ore dall’ingestione del cibo infetto.
  • La seconda forma di infezione, chiamata listeriosi sistemica, dall’intestino si trasferisce al sangue diffondendosi in tutto l’organismo. Le conseguenze, piuttosto gravi, sono meningiti ed encefaliti. I sintomi dell’infezione si presentano da uno a tre mesi dopo l’ingestione del cibo contaminato.

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 Stracchino in gravidanza

Di solito i formaggi a pasta dura e quelli stagionati come il parmigiano non sono terreno fertile per la proliferazione di batteri come il listeria perché la consistenza della loro pasta, l’assenza d’ acqua e la stagionatura ne impediscono la proliferazione. E lo stracchino, si può mangiare?

Lo stracchino, come tutti i formaggi a pasta molle e spalmabili, tra cui mozzarella e ricotta, è vietato alle donne in gravidanza solo se prodotto con latte crudo.  Tra i formaggi sconsigliati compaiono anche quelli ricoperti di muffe perché potrebbero favorire la proliferazione del batterio listeria o di altri pericolosi germi.

Come capire se lo stracchino può essere consumato in gravidanza?

Prima di gustare lo stracchino, la donna in dolce attesa dovrà attentamente leggerne la confezione alla ricerca della scritta “prodotto con latte pastorizzato” per escludere ogni dubbio riguardo la contaminazione da listeria. Inoltre, essendo lo stracchino un formaggio acquoso, è consigliabile consumare la confezione entro due o tre giorni dall’apertura.

Formaggi in gravidanza. Si o no?

Esistono molti formaggi che possono e devono essere consumati in tranquillità dalla donna in gravidanza. Sono per esempio privi di rischi i formaggi a pasta dura come il Grana o il Pecorino sardo.

Tra i formaggi freschi ce ne sono alcuni che possono essere mangiati  senza alcuno problema come il quark, la ricotta, i fiocchi di latte e la mozzarella. L’unico criterio da seguire nella scelta dei formaggi a pasta molle e spalmabili è che siano stati prodotti in seguito alla pastorizzazione del latte.

In conclusione, le persone più a rischio dell’infezione da listeria sono quelle con il sistema immunitario compromesso, come i malati di cancro o altre gravi malattie, anziani, bambini e donne in gravidanza. Il batterio listeria può, infatti, causare una grave infezione al feto o l’aborto per questo è consigliabile verificare sempre che lo stracchino o il formaggio spalmabile siano prodotti rigorosamente da latte pastorizzato. Nel dubbio si consiglia di non mangiarli.

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