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Le ali di un fiore
Una farfalla volava instancabile tra i fiori, quando d'un tratto un pianto sommesso la fece sobbalzare. «Che fatto insolito, pensò, in un giardino», e impaurita si spezzò le ali andando a urtare contro un alberello. «Ah, che mai sarà di me adesso! Non volerò più... morirò di tristezza!».
E mentre così si lamentava, si ricordò del pianto appena udito e chiese al vento:
«Chi piangeva prima di me?». «Io, stelo nudo senza fiore; una folata di vento mi ha ridotto cosi. E a che serve uno stelo senza fiore?».
La farfalla si trascinò stancamente fino a lui. «Non sei il solo a soffrire; con le mie ali spezzate, non volerò mai più libera nell'aria». Lo stelo tacque e sembrò riflettere, ma tanto durava il suo silenzio, che la farfalla quasi si innervosì.
Alla fine parlò: «Insieme, possiamo aiutarci. Posati su di me, così tu porgerai le ali al vento ed io avrò di nuovo un fiore». La farfalla si illuminò tutta di un sorriso. I passeri accorsero ad aiutarli e unirono per sempre la farfalla al verde stelo. Da allora ci sono farfalle che volano ed altre che, trasformate in fiori, si lasciano cullare sugli steli.

QUATTRO
PAROLE Quattro parole da conoscere fino in fondo:
sapere, volere, osare, tacere. Se ne possono dare parecchie
interpretazioni. "Sapere" significa essere capaci di discernere chiaramente dove si trova il bene. Bisogna poi "volere" quel
bene, desiderarlo; in seguito, "osare", impegnarsi, immergersi in quel lavoro per il bene. E infine "tacere", non andare a
raccontare ovunque le buone risoluzioni prese, né rivelare la natura del lavoro che si è deciso di intraprendere.
La verità è che non c’è niente di più difficile che realizzare
questo ideale. Alcuni vogliono, ma non osano; altri osano, ma
non sanno discernere. E così via... Cominciate allora ad accordare questi tre fattori: il pensiero (sapere), il desiderio
(volere) e la volontà (osare). Quando ci sarete riusciti e agirete, dovrete tacere; il vostro lavoro parlerà da sé: sarà
talmente evidente e talmente vivo che non ci sarà nulla da aggiungere.
"Se i vostri capi vi diranno":
'Vedi, il Regno è nei cieli',
"Allora gli uccelli dei cieli
vi precederanno."
"Se vi diranno:"
'E' nei mari',
"Allora i pesci
vi precederanno."
"Invece, il Regno è dentro di voi
e fuori di voi."
" Quando vi conoscerete
sarete riconosciuti,
e comprenderete
di essere figli dell'Altissimo."
"Ma se non vi conoscerete,
allora vivrete in povertà,
e sarete la povertà stessa."
Gesù di Nazaret
I
bambini imparano
quello che vivono
Se
i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare.
Se
i bambini vivono con l'ostilità, imparano a combattere.
Se
i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi.
Se
i bambini vivono con la pietà, imparano a commiserarsi.
Se
i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi.
Se
i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia.
Se
i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli.
Se
i bambini vivono con l'incoraggiamento, imparano a essere sicuri di
sé.
Se
i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti.
Se
i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare.
Se
i bambini vivono con l'accettazione, imparano ad amare.
Se
i bambini vivono con l'approvazione, imparano a piacersi.
Se
i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che è bene avere
un obiettivo.
Se
i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi.
Se
i bambini vivono con l'onestà, imparano a essere sinceri.
Se
i bambini vivono con la correttezza, imparano cos'è la giustizia.
Se
i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il
rispetto.
Se
i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se
stessi e nel prossimo.
Se
i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo è un bel
posto in cui vivere
Doroty
Law Nolte
Conservare un amico
Giorgio chiese: "Mamma,
come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riuscito a
trovarlo?". La madre si chinò e prese due manciate di sabbia.
Tenendo le palme rivolte
verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le
dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia
sfuggiva.
Tenne invece ben aperta
l'altra mano: la sabbia vi restò tutta. Mario osservò stupito, poi
esclamò: "Capisco":
Che figlio vuoi?
Tre donne andarono alla
fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca, sedeva
un anziano che le ascoltava. Le donne lodavano i rispettivi figli:
"Mio figlio - diceva la prima - dipinge così bene che nessuno
gli sta alla pari". "Mio figlio - diceva la seconda -
canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che canta come
lui". "E tu cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla
terza "Non so che cosa dire di mio figlio - rispose - E' un
bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di
speciale". Quando le anfore furono piene, le tre donne
ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì. Le anfore erano
pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle. Poco lontano
i figli videro la scena: uno continuò a dipingere, l'altro a
cantare e il terzo andò ad aiutare sua madre. Il vecchio disse:
"Vedete? Avete cresciuto un pittore, un cantante e un
figlio". Quando si educa un ragazzo è bene pensare cosa si
vuole che diventi da grande.
Perché la donna
piange
Un bimbo chiese alla mamma:
"Perché stai piangendo? Rispose: "Perché sono una
donna." "Non capisco". La mamma gli disse: "Non
potrai capirlo mai!" Più tardi il bimbo chiese al padre:
"Perché a volte la mamma piange senza motivo?" L'uomo
rispose: "Tutte le donne piangono sempre senza alcun
motivo". Il bimbo divenuto uomo si poneva sempre questa
domanda: "Perché le donne piangono sempre? Chiese a Dio:
"Illuminami".
Dio gli rispose: «Quando
creai la donna, volli fare qualcosa di molto speciale. Feci le sue
spalle forti, capaci di sopportare il peso del mondo intero... però
specialmente delicate per confortarlo! Ho dato un'immensa forza
interiore perché potesse sopportare i dolori della maternità ed
anche quel disprezzo molte volte proveniente dalle proprie
creature! Ho dato a lei la forza che le permette di continuare,
sempre, nell'assistenza della sua famiglia, senza compiangersi,
nonostante le infermità e la stanchezza e persino quando gli altri
si arrendono! Le ho dato grande sensibilità per amare i suoi figli,
in ogni circostanza, anche quando essi la dovessero offendere profondamente...
Questa sensibilità le permette di allontanare qualsiasi tristezza,
pianto o sofferenza di fanciullo e condividere le ansietà, i dubbi
e le paure particolari dell'adolescenza!
Tuttavia, per sopportare
tutto ciò, figlio mio... le ho dato le lacrime che sono
particolarmente sue, per farne uso quando il suo desiderio le
richiederà. Le lacrime la rendono più sensibile e ricca di buoni
sentimenti! Nel versarle, la donna arricchisce ogni lacrima con un
poco d'amore. Queste gocce evaporando nell'aria e salvano l'umanità!".
Il bimbo rispose con un profondo sospiro... - Ora comprendo
quell'immenso sentimento di mia madre, di mia sorella, di mia moglie
e di ogni donna ... Grazie Signore, per aver creato questo essere
meraviglioso, ogni volta unico e insostituibile: la donna.
Amicizia
Due amici camminavano nel
deserto. Ad un certo punto iniziarono a litigare, ed uno diede uno
schiaffo all'altro. Addolorato, ma senza dire nulla, scrisse nella
sabbia: "Il mio migliore amico oggi mi ha schiaffeggiato".
Continuarono a camminare, trovarono un'oasi, dove decisero di fare
un bagno. L'amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare,
ma il suo amico lo salvò.
Dopo che si fu ripreso,
scrisse su una pietra: "Il mio migliore amico oggi mi ha
salvato la vita". L'amico che aveva dato lo schiaffo e aveva
salvato il suo migliore amico domandò: "Quando ti ho ferito
hai scritto nella sabbia e adesso lo fai in una pietra. Perché?
L'altro rispose: "quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo
nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo".
Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo
inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo.
Impara a scrivere le tue
ferite nella sabbia ed a incidere sulla pietra le tue gioie.
C'è
un regalo per te
Un bambino entrò in un bar e
si sedette al tavolino. Chiese alla cameriera: "Quanto costa un
gelato super?", "Un euro" rispose la cameriera. Il
bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle.
"Quanto costa uno semplice? "
C'erano altre persone al
banco e la ragazza aveva fretta e gli rispose in modo brusco:
"Cinquanta centesimi!". Il bambino disse: "Mi porti
quello semplice!". La cameriera gli portò il gelato e il
conto. Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e
uscì.
Quando la cameriera tornò al
tavolo per pulirlo cominciò a piangere perché lì, ad un angolo
del piatto, c'erano cinquanta centesimi di mancia per lei. Il
bambino non chiese il cono super per riservare la mancia alla
cameriera.
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